È OBBLIGATORIO DETTAGLIARE LA PRESTAZIONE NELLA FATTURA DI SERVIZI? (art. 01, gennaio 2020) Stampa

È OBBLIGATORIO DETTAGLIARE LA PRESTAZIONE NELLA FATTURA DI SERVIZI?

(art. 01, gennaio 2020)

La risposta è sì, relativamente all’obbligo del dettaglio ed è no, nel farlo nella fattura.

A miglior chiarimento, “è corretta la fattura che non contiene la descrizione dettagliata della prestazione, ma rinvia ad un documento separato recante le informazioni analitiche sulla natura, qualità e quantità dei servizi resi. Tale documento deve essere conservato dal contribuente, in forma cartacea o elettronica, ma non c'è l'obbligo di allegarlo alla fattura da trasmettere allo SDI”.

Lo ha stabilito l’Agenzia delle Entrate, nella risposta all’interpello n. 8 del 21 gennaio 2020, così chiarendo che le allegazioni non devono necessariamente transitare nel “Sistema di Interscambio” (SdI) gestito informaticamente dall'Agenzia delle Entrate allo scopo di ricevere le fatture sotto forma di file.

È stato dunque chiarito che il documento esplicativo dell’oggetto della fattura debba esistere ed essere conservato a disposizione del Fisco, che può sempre richiederlo. È stato altresì chiarito che tale documento non deve essere obbligatoriamente allegato alla fattura che, pertanto, può avere una descrizione generica della prestazione.

Per quanto riguarda le cosiddette prestazioni accessorie alle principali non v’è dubbio che debbano essere autonomamente fatturate con il vincolo di richiamare, in seno al loro oggetto, la fattura principale a cui si riferiscono, allo scopo di evidenziare il logico collegamento tra i due fatti, principale e accessorio, generatori delle distinte fatturazioni.

L’obbligatorietà di dettagliare l’oggetto della prestazione, in fattura o in un separato documento, è da sempre un requisito voluto dal legislatore per appurare l’inerenza del costo in capo al soggetto che riceve il documento, ossia la fattura.

Stabilire l’inerenza del costo/spesa significa avere certezza, per il Fisco, che lo stesso sia stato sostenuto nell’esercizio dell’attività d’impresa oppure professionale.

Va da sé che l’indicazione generica della prestazione non pone l’accertatore istituzionale nelle condizioni di poter effettuare la verifica, con il conseguente rifiuto, al contribuente, di poter detrarre l’IVA e il costo ai fini della determinazione del reddito d’impresa o professionale. Non potendo il Fisco verificare l’inerenza del costo, si determina automaticamente l’inversione della prova, nel senso che è il contribuente obbligato a dimostrare l’inerenza stessa producendo efficaci documenti quali lettere commerciali, preventivi sottoscritti, contratti ad hoc.

Sul problema specifico, ovvero in presenza di fattura con descrizione generica della prestazione, si è anche espressa la Corte di Cassazione, VI civile, con Ordinanza del 12 marzo 2013, n. 6203. Gli armellini, nella circostanza, hanno sostanzialmente stabilito che in assenza di un contratto scritto la fattura emessa per una consulenza possa essere ritenuta falsa dall’Amministrazione Finanziaria che, pertanto, può negare al contribuente la detrazione del costo e, ovviamente, dell’IVA.

Stelvio Pietrobono